Moving Target

La Senpai-Lezione di ieri mi ha fatto riflettere sul concetto di bersaglio in movimento. Colpire qualsiasi cosa (e nel nostro caso, centrare l’obiettivo) è più difficile quando il bersaglio è semovente. Il mio compagno di botte (Arduino il Bianco), alla fine di una lezione centrata sulle basi, sulle combinazioni, sui kihon, e sulla ripetizione di figure che devono necessariamente diventare parte del nostro DNA, mi ha detto una frase che è rimbalzata più volte nelle mie (molte) cavità cerebrali acquisendo, ad ogni rimbalzo, nuovo significato.
La frase riguardava l’esecuzione delle tecniche, specialmente quelle in combinazione, che dovevano essere eseguite con calma e precisione.

“Dovremmo eseguirle al rallentatore”.

In quel momento ho realizzato, proprio alla fine della lezione, che il mio approccio era stato esattamente l’inverso. Ed ho pensato, come spesso mi succede nel Dojo, ad una metafora adatta ad essere scritta e raccontata su web.
Il bersaglio in movimento.
Il bersaglio è la tecnica da eseguire correttamente, in maniera pulita. Il movimento è causato da più ragioni: dalla (mia) incapacità di sfruttare la finestra temporale costituita dallo studio delle tecniche (dai 20 ai 30 minuti), dall’errata percezione che questa finestra temporale è inadeguata per ripetere i movimenti e le tecniche in maniera coerente alla loro memorizzazione, dall’ansia da prestazione, da una postura rigida. E chissà quali altre.
In particolare, sento di avere poco tempo, e ciò si tramuta in una sensazione di fretta. Esegui in fretta, così sei in grado di ripetere di più a parità di tempo.
Sbagliato.
Ripetere aiuta – i latini avevano ragione. Ripetere in fretta, però, anche con un numero maggiore di tecniche nella stessa unità di tempo, non ha aggiunto alcun valore all’immagine nella mente che dobbiamo creare per ogni movimento.
Può sembrare banale, ma non lo è, considerando che ad ogni inizio di lezione mi ripeto costantemente questi concetti, scandendoli precisamente, con la suprema intenzione di applicarli correttamente. Ripasso mentalmente, mi convinco, mi preparo, agisco.
Paff.
Non funziona. I movimenti si accavallano, diventano più confusi, si avvicina il Senpai, o l’allievo anziano, e mi illustra la mia rigidità o l’errore dovuto alla non pienezza della tecnica.

Il bersaglio in movimento.  Me ne ricorderò. Ricorderò anche che lungo il corso dell’apprendimento di questa disciplina, credo, il bersaglio sarà sempre in movimento.
Più pratico lo Shinseikai e più lo Shinseikai assomiglia molto alla vita.

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