Lettera ad un blog mai aperto.

La sindrome da foglio bianco non mi ha mai spaventato. La ritengo, anzi, una utile tensione emotiva in grado di catalizzare pensieri, idee ed arzigogolati percorsi mentali che girano, per ora, su di un’orbita lontano-asincrona
Man mano che il foglio muta dal bianco al nero, senza nessuna magia, i pensieri vengono attratti da esso e si condensano, si uniscono, si modellano per diventare qualcos’altro, pronto per essere valutato e posto nella lista delle cose che aiutano il foglio ad incresparsi, ad invecchiare, ad ospitare le parole come un oste fa con un viandante.
La tecnologia, nostro malgrado, ci toglie parte del piacere tattile (e, sospetto, anche un certo tipo di memoria collegato all’attività fisica dello scrivere su carta) che è difficile rimpiazzare per mezzo di un gadget tecnologico o dell’ultima trovata fattucchierostregonistica che invaderà il mercato da qui a qualche giorno.
La tecnologia privilegia la velocità, il pensiero privilegia l’introspezione, la calma, la capacità di riflettere. Non è semplice governare tutte e due le direzioni, una che ci arriva dal mondo e l’altra che dovrebbe sorgere dal nostro intimo. La cosa rilevante, forse, è capire quanto le due cose non sono in relazione tra loro. Scrivo sul mio blog grazie alla facilità con cui gli stregoni d’oltreoceano mettono le risorse tecnologiche a disposizione di tutti. 
La facilità d’uso, però, comporta qualche piccolo sacrificio. 
Il foglio di un blog non si increspa, non viene consumato dalle cancellature, non viene scolpito dalla punta di una penna, e non ricorda perché non è.  
Il blog sembra un sospetto non-luogo, che forse è affrontabile conservando la carica emotiva sprigionata dallo scrivere e coniugando la naturale curiosità di un normale bipede con il contrasto ad un troppo facile neo-luddismo.
Il blog viene, da molti, ritenuto uno strumento di democrazia. Da tutti è utilizzato per scrivere. Da molti è utilizzato per comunicare. Da diversi è utilizzato come uno strumento di insufflazione del proprio ego (Ego 2.0) correlato ad un mutato sistema linguistico e di comunicazione (Language 2.0). Qualsiasi sia lo spirito con cui si affronta la scrittura di un diario condiviso, è bene ricordare la differenza tra velocità ed introspezione. Tutte e due importanti, tutte e due diverse e forse complementari. 
Le condizioni di oggi mi trovano con tosse, pallore, e nera figura colante muco come Alien 3.  Soprattutto, senza alcuna possibilità di praticare la disciplina Shinseikai che sto affrontando dalla fine dell’estate scorsa. Sono forzato, quindi, all’introspezione. Ricorderò con piacere questi momenti quando sarò in grado, nuovamente, di sfidare l’età, la gravità, la vetustà ed altri sostantivi accentati in uno dei prossimi allenamenti. 
Nel frattempo, mokuso.

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