Shinseikai e certezze

Studiare una disciplina dura come un’arte marziale, complessa come una partita di scacchi, intrigante come un film inedito di Hitchcock, pesante come una carbonara preparata in una certa osteria che conosco – oltre al sacrificio ed alla continuità – induce anche certezze.
Ne elencherò solo qualcuna, per amor di brevità: la lista potrebbe essere lunga quanto l’elenco degli evasori fiscali residenti e strombazzanti in Tristalia.



La scrittura del Post.
Scrivere un Post sul blog Shinseikai comporta l’attraversamento (in maniera scientificamente ripetibile) delle fasi seguenti:

  • Illuminazione su idea riguardante struttura, forma e contenuti
  • Panico di fronte alla pagina di testo vuota
  • Scrittura dei primi due paragrafi
  • Cancellazione intera del temporaneo elaborato
  • Cambio repentino idea
  • Scrittura titolo (tanto lo cambio)
  • Trance agonistica e scrittura dei contenuti
  • Rilettura del testo e trasformazione dell’espressione facciale in “inadeguatezza”
  • Cambio titolo (hai visto, l’ho cambiato)
  • Invio post al pubblico ludibrio
Una volta pubblicato, il post non viene riletto, ma rimbalza nella testa dell’ideatore fino a spegnere la propria energia cinetica nel debito d’ossigeno del prossimo allenamento. Dopodiché, pronti a ricominciare l’ardir perenne della singolar tenzone tra il confezionatore di parole ed il fotonico foglio bianco.

Il pugno di Irene.
Certezza recente, sviluppata nella calura estiva, ma ha già sapore di ricorrenza. Due amici che si incontrano hanno infinite opzioni: l’abbraccio, il bacio casto, il cenno di intesa, la pacca sulla spalla o su altri apparati più o meno intimi, l’occhietto, il battimano, l’OSU!, il paso-doble e potrei continuare per un po’. Io  e Irene ci meniamo con combinazioni di Oi-Tsuki e/o Yaku-Tsuki. Penso che continuerà per un po’, o almeno fino a che uno dei due dichiara un armistizio.

Ad Arduino, l’inchino.
Attesa in un angolo del Dojo mentre gli agonisti tirano fuori corpo, anima, pezzi di polmone e prossemiche manate. Rumore nel corridoio, monete infilate nella macchinetta sganciabibite: dico tra me e me, questo è Arduino. 
Mi giro. 
E’ lui. Accenna ad un sorriso lato destro, ci salutiamo alla giapponese (con l’inchino, appunto), ed appoggia su un lato del ring la sua mistura cangiante di acqua, sali minerali, e sostanze comprate dal dispensatore di vitamine liquide. Visto che Messer Arduino è al terzo anno di Dojo – e frequentato con successo – la prossima volta gli chiederò di condividere la sua pozione magica, o almeno di darmene una scodella come Asterix.

Filippo e il Sensei.
Sono la stessa persona, ma due persone diverse. Alle volte li incontro tutti e due al lavoro, ma preferisco tenerli separati. Mi è anche capitato di incontrare Filippo, nel Dojo, soprattutto prima delle 19.30, in orario estivo. Un’apparizione breve, un battito di ciglia, e poi ho guardato bene: era il Sensei. Filippo mi parla, il Sensei invece appunta quello che dico, quello che faccio e i conseguenti errori su una lista gelosamente conservata a futura memoria di mazzate centralizzate e distribuite da erogare con modalità note solo a lui. 
Un giorno di questo prendo questa lista e la faccio vedere a Filippo, sono curioso di sapere cosa ne pensa.

Ivano e il clima post-bellico.
Ogni concentrazione di uomini dislocati in uno spogliatoio, al termine di qualsivoglia attività fisica, provoca la produzione e la condivisione delle note “corbellerie da spogliatoio”, oramai divenute figure giuridiche civili e penali. Nell’ambiente Shinseikai, la diffusione è rigidamente controllata e gestita dal gruppo di studenti. Un ruolo particolare  è coperto da Ivano, che crea, alimenta, fantasizza e smista storie Shinseikai universalmente riconosciute come uniche. Le sentenze di Ivano sono soggette a copyright internazionale sui diritti di autore, ed allo status “Indicazione Geografica Tipica”. La sua frase “Ecco, io la penso così, poi…” è stata personalmente valutata per l’inserimento nella Library of Congress statunitense.

Dario e la conta contatti.
Una volta finito l’allenamento si va a casa. Ci si spoglia. Si cerca di mangiar qualcosa prima di crollare sul ronfatoio. E poco prima di chiudere gli occhi per il meritato riposo, lo sguardo si posa su tre o quattro lividi da contatto, e si pensa “Questi lividi… mmmh… questo è colpa di quello @#@¥~* di Dario”, che è stato tuo partner nell’esecuzione delle tecniche apprese durante la lezione. La condizione è assolutamente speculare per Dario, che conta i suoi. La conta segreta non viene mai comunicata, e non si hanno notizie certe su chi sia in vantaggio.

La lista potrebbe continuare all’infinito. E forse lo farà.
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