Shinseikai Stars: Tulliobot

Da quando frequento il Dojo ho visto tante cose. Belle. Sorrisi, lacrime di commozione, abbracci, botte (sempre in amicizia), momenti di ilarità e momenti quasi drammatici. Un campionario sinusoidale di vita dal bianco al nero, passando per il giallo, il blu, il verde ed il marrone.
E, come ogni volta, non vedo l’ora di sentire il Sensei pronunziare la rituale frase “Entrate, brutti!”.
In effetti, vedendoci, non siamo un gran che. L’intenzione del Maestro non è di offendere ma – bensì – di stimolare la crescita interiore, e migliorarsi.
Il Sensei squadra la platea, pensa (in effetti lo siete, ma non lo ripeterò) e si avvicina a Tulliobot, bisbigliando qualche comando in fenicio, probabilmente la struttura della fatica della prossima mezz’ora.
Come?
Non sapete cosa sia un Tulliobot?
Ve lo spiego io, se avete due minuti e mezzo.
  • Tulliobot è un androide piccolo e micidiale, corporatura media, capello nero, camicia bicolore (a volte), che ha solo un pulsante: ON. L’inventore si è dimenticato del pulsante di spegnimento. A volte il Maestro non ha altra risorsa per spegnerlo se non quella di togliere la spina, soprattutto nella fase di riscaldamento dinamico.
  • Tulliobot ha due karategi; uno a maniche lunghe e uno a maniche corte, ma non vi fate ingannare. Mena in egual misura con tutti e due.
  • Tulliobot – essendo un organismo quasiumano – non suda. Alle volte è possibile vedere qualche microscopica macchiolina intorno a lui, ma non è sudore. E’ olio di macchina multigrade.
  • I Tulliobot hanno capacità di analgesica autoriparazione. Quello che abbiamo noi, recentemente, ha avuto un incidente sul ricettore olfattivo, ma la settimana dopo era già in allenamento.
  • Il nostro Tulliobot è una cintura nera. Significa che quando c’è il Maestro ci spinge al 110%. Quando non c’è, va direttamente al 120%.
  • I Tulliobot non hanno il minimo senso del rancore. Quando ritornerò al Dojo, domani (deità permettendo), avrà analizzato questo scritto e non mi inseguirà al fine di abbreviarmi la vita (vero Senpai?).
Lo scorso anno accademico mi si avvicina un losco figuro – giacca a quadri, cravatta, borsa in pelle – che vuole parlare con il Sensei. Il Sensei è fuori per lavoro, rispondo. Con fare furtivo mi bisbiglia di uno scambio: il nostro Tulliobot contro due nuovissimi robot inorganici Panasonic, completi di software Karate 1.1 e Preparazione Atletica 3.2 e garanzia di dieci anni on-site, iniziando a recitarmi un pistolotto di prevendita sul Time-to-Value, sul Total Cost of Ownership e sul Vendor Lock-in. 
Lo guardo sdegnato. Di Tulliobot così non ne producono più. Me lo tengo, ci mancherebbe proprio. 

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